Chi è. Alfredo Pigna, giornalista scrittore e…marinaio, è nato a Napoli il 6 giugno 1926 da Corrado (ingegnere) e da Anna Pesce. Primogenito di tre sorelle (Dora, Zora e Marò) rimase orfano di guerra a 14 anni (il padre morì a Tobruk (Libia) il 16 dicembre 1940) e si laureò in legge (1949) mantenendosi agli studi facendo lo scaricatore di porto e l’autista di camion nella Napoli occupata dalle truppe alleate (vedi alla voce scrittore: “Baid”). Emigrato a Milano (vedi alla voce“emigrante”) è giornalista professionista dal 1950. Ha lavorato per 20 anni nella carta stampata (vedi) e per 25 anni in televisione (vedi), alla Rai-TV (TG 1). Sposato con Liliana Barella dal 1953 morta nel 2013 unaa settimana dopo aver festeggiato i 60 anni di matimonio.  Pigna ha due figli: Cinzia (medico) e Corrado, (ingegnere) e 4 nipoti: Gioia, Eva, Edoardo e Emanuele.
             I libri. (vedi alla voce “scrittore”) Pigna ha pubblicato: il romanzo “Baid” (1949), “Il Romanzo delle Olimpiadi” (1964), aggiornato e ristampato in occasione delle Olimpiadi di Londra  (2012)  “Miliardari in Borghese” (1965) “A pugni Nudi”(1972): tutti pubblicati da Mursia e “ I Padroni della domenica”(1973: ERI) e i “Re del ring” (1974), edito da Sugar e ristampato da Garzanti in 50 mila copie in vendita anche nelle edicole come livre de poche. Nel 1974 fu pubblicato “Monaco ‘74” (editore Bietti) che Pigna scrisse insieme con i colleghi della “Domenica Sportiva” Aldo De Martino, Bruno Pizzul e Carlo Sassi.
             Riconoscimenti. Tra i vari riconoscimenti, in oltre mezzo secolo di attività: il premio Grata d’oro (1959) per la trasmissione San Vittore Show realizzata nel carcere milanese in favore dei detenuti, (vedi la voce “San Vittore show”), il premio Dalla Gavetta per il libro Miliardari in borghese (1965), il premio Sport - Civiltà per la TV (1987) insieme con Italo Cucci premiato per la carta stampata e con  lolimpionico Maurizio Damilano, (Premio all’atleta) e il “Galeone d’argento  per “la più bella barca-idea del Salone Nautico di Genova 1976” (l’Intrepido: un relitto che trasformò in veliero e diventò la sua casa: vedi: Il veliero-casa). Ma il premio a lui più gradito fu quello della bellunese Cinzia Mares che analizzò il decennale sodalizio di Pigna con Buzzati nella sua tesi di laurea “Buzzati Cuoco”  nella quale svelò la geniale attività quotidiana (la meno conosciuta) del grande giornalista-scrittore bellunese.
             Premio alla carriera. Il 19 maggio 2008 ad Alfredo Pigna è stato assegnato dalla giuria dell’USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana) presieduta da Jacopo Volpi, il “Premio alla Carriera”. Un premio che Pigna considera un risarcimento visto che in 25 anni trascorsi alla Rai-TV non ha mai avuto nè un aumento di stipendio, nè una promozione.  
            “Miracolo editoriale”. Nel 1966 Pigna fu nominato Commendatore al merito della Repubblica per aver realizzato (come “vice” di Dino Buzzati direttore alla Domenica del Corriere), quello che la esigente Camilla Cederna definì il “miracolo editoriale italiano del dopoguerra”. Il “miracolo” fu sia il rilancio della Domenica del Corriere, che tornò ad essere il settimanale più venduto in Italia, sia il conseguente rilancio dell’ azienda del Corriere della sera (con la creazione dello stabilimento di via Scarsellini resosi necessario per stare dietro alle crescenti tirature della Domenica del Corriere) che favorì la nascita di fortunate iniziative editoriali come Amica etc. (vedi la voce il giornalista).
            Emigrato a Milano. Nel 1950 Pigna lasciò Napoli ed emigrò a Milano. Esordì nel quotidiano “Milano-Sera” come cronista giudiziario (vedi alla voce “emigrante”). Nell’estate del 1953 Milano sera chiuse i battenti e Pigna trovò lavoro come “sostituto estivo impaginatore” nel quotidiano La Patria. Due mesi dopo accettò l’offerta di  Gian Giacomo Feltrinelli che aveva nel frattempo  acquistato la testata di Milano sera restituendo il posto di lavoro ai 49 giornalisti rimasti disoccupati dopo la chiusura del giornale. Esperienza esaltante che clamorosamente abortì solo tre mesi dopo perché Feltrinelli cambiò idea e i 49 giornalisti di (ri)trovarono in mezzo a una strada. Strana storia. (vedi alla voce il giornalista). Pigna trovò subito lavoro perché Gaetano Afeltra lo chiamò al Corriere della sera affidandogli la cronaca  giudiziaria del Corriere d’Informazione. Al Corriere della sera Pigna si mise in luce anche come impaginatore e  poi come inviato finché Dino Buzzati non lo volle al suo fianco per rilanciare la Domenica del Corriere (di cui Pigna diventò vice-direttore).
          “Promosso” direttore. Dieci anni dopo, il vincente tandem Buzzati-Pigna fu inopinatamente sciolto. A Buzzati fu “offerto” di rinunciare alla direzione della Domenica del Corriere (che iniziò il suo irrefrenabile declino) per dedicarsi alla critica d’arte, mentre Pigna fu dirottato a Roma per dirigere la Tribuna Illustrata(1965-1970) nel frattempo acquistata dal Corriere della sera. Pigna lasciò il Corriere della Sera nel 1970 non condividendo la decisione degli editori di via Solforino di sopprimere la Tribuna Illustrata  che nei 5 anni da lui diretta aveva quasi triplicato le vendite. Un compito relativamente facile  visto che il settimanale vendeva 48 mila copie. (vedi la voce giornalista) e lìevitò fino a 120 mila copie.
         L’approdo alla Rai-TV. Dopo sei mesi da disoccupato Pigna fu assunto in Rai-TV come “inviato” del TG-1 e seguì tutti gli eventi sportivi di rilievo dal 1970 al 1991 (Olimpiadi, Campionati mondiali, 2 Giri d’Italia, Coppe America di vela, etc) e fu conduttore della Domenica Sportiva dal 1970 al 1974 che lasciò quattro anni dopo (con la media-record di 9 milioni e 500 mila spettatori a puntata: vedi alla voce Televisione). Telecronista di sci dal 1975 al 1991 e conduttore di varie altre trasmissioni fra cui Sportivamente (di cui fu anche curatore con Sandro Petrucci e Beppe Viola), Pigna fu richiamato a condurre la Domenica Sportiva dal settembre 1982 al gennaio 1985 e dal settembre 1985 fino al maggio 1986 in tandem con Tito Stagno (con la trasmissione sempre leader di ascolti a dispetto dell’ormai agguerrita concorrenza Mediaset).  
         Strana carriera.    Da rilevare che nei 20 anni nella carta stampata (1950-1970) Pigna iniziò da semplice cronista e concluse (dimissionario) come direttore di testata (in una azienda come il Corriere della sera); nei 25 anni trascorsi alla Rai-TV non ebbe mai né un aumento di stipendio, né una promozione. Un vero record: era stato assunto come inviato e tale rimase  fino alla pensione. Nessun segretario di partito protestò mai e questo forse spiega l’anomalia. (vedi voce Televisione). Il "Premio alla carriera"  che l'USSI (associazione dei  giornalisti sportivi) gli assegnarono quando ormai era un  pensionato compensarono, in parte, la citata "anomalia"       
         L’anomalia.  Che fosse una anomalia è certificato dal seguente episodio: nel giugno del 1990 Pigna ricevette una missiva nella quale gli veniva laconicamente comunicato : 1) che l’anno dopo (al compimento dei 65 anni) sarebbe andato in pensione; 2) che pertanto era tenuto a recuperare, ipso facto, i 250 giorni “di ferie arretrate o di giorni di riposo non goduti”. Se non li avesse recuperati non “avrebbe avuto diritto ad alcun rimborso”. Seguivano i “distinti saluti” del direttore generale della Rai. Pigna ne prese atto e comunicò al suo “capo” Tito Stagno che, così come gli era stato “ingiunto”,  se ne sarebbe restato a casa per i successivi 250 giorni. Stagno (che già lo aveva confermato come curatore della Domenica Sportiva al suo fianco) ottenne, in (parziale) risarcimento, un forfait di 2 milioni e mezzo che Pigna incassò a 500 mila lire al mese nei suoi ultimi 5 mesi in Rai. In parole povere la Rai ammise “ufficialmente” il valore professionale di Pigna solo quando, da pensionato, non poteva più né promuoverlo né aumentargli lo stipendio (pur confermandolo curatore della Domenica Sportiva fino al 1994 con un contratto a termine: da pensionato).   
           Fuori quota. Da premettere che quando accettò l’offerta della Rai (1970) Pigna considerava poco più che una maldicenza la voce secondo cui la Rai-TV fosse “politicamente lottizzata”. D’altro canto i suoi precedenti approcci con  la Rai erano stati corretti e professionali: il primo, quando gli fu proposto un contratto dopo il positivo test da lui superato (da collaboratore esterno) nel neonato TG delle 13,30 (1968) accanto a conduttori come Piero Angela e ad Andrea Barbato (e Pigna rifiutò l’offerta perché era ancora direttore della Tribuna Illustrata e stava lottando per impedirne la soppressione); il secondo, quando fu assunto in Rai insieme con due colleghi come Alberto Cavallari (futuro direttore del Corriere della Sera)e Arrigo Petacco, stimato giornalista, scrittore e storico.   
           Popolarità controproducente.  Pigna annusò l’aria che tirava in Rai, che oggi è di pubblico dominio, quando era troppo tardi. Capì infatti: 1) che in Rai, senza “copertura politica”, non avrebbe mai fatto carriera; 2) che la popolarità piovutagli addosso non solo non era monetizzabile (con marchette da divetto-TV, essendo lui un giornalista), ma gli avrebbe provocato soltanto guai e invidie; 3) che non gli restava altro se non rifugiarsi nel lavoro, per non diventare un emarginato come era accaduto ad altri “riottosi” di talento; 4) che avrebbe ricominciato a scrivere i suoi libri.
           L’obbligo della “reperibilità”.  Per sua fortuna nel contratto-Rai (come “inviato”) era precisato che lui non aveva “obblighi di orario” ma solo di “reperibilità”(e cioè che non era tenuto a frequentare la Rai se non c’era da lavorare). Difatti Pigna, (che, in 25 anni, non ebbe mai né un ufficio, né una sua personale scrivania) andava in sede soltanto quando doveva trasmettere in “diretta” oppure quando  confezionava alle moviole le inchieste, le corrispondenze o i ritratti per la Domenica sportiva e per le altre rubriche del TG-1 in collaborazione con operatori, montatori e tecnici di elevato livello professionale, con i quali lavorò sempre  in un clima di amicizia e di stima. La Rai pullula di autentici talenti sconosciuti al pubblico. (Vedi la voce televisione).

            Una scelta di vita. Fu così che Pigna fece la sua scelta di vita: vendette la casa, ristrutturò, in 4 anni, un relitto di peschereccio e andò a vivere in barca con moglie e figli. E insieme sfacchinarono (per 25 anni) per mantenere la nuova “casa”con crociere-charter pagate da gente divertita all’idea d’essere servita  dal popolare Pigna in versione “capitano di mare” e all’occorrenza, anche mozzo, oppure aiuto-cuoco della moglie Liliana, o aiuto-motorista (del figlio Corrado, oggi ingegnere) oppure anche come maitre,  somellier o cameriere per dare una mano alla figlia Cinzia al suo primo lavoro come…laureata in medicina. (Vedi: il veliero-casa). Morale: l’unico suo contatto con la Rai diventò Nila D’Alessio, la brava, insostituibile factotum della redazione del TG-1 che lo aggiornava sui palinsesti della Rai e lo convocava in sede (quando veniva programmato un lavoro che lo riguardava) e per spedirlo in giro per il mondo a fare l’inviato o il telecronista di sci  al seguito di Gustavo Thoeni, e (poi) di Alberto Tomba. Pigna vendette il veliero (1998) quando i suoi figli e cioè i  membri dell’equipaggio del veliero Intrepido (giustamente) sbarcarono per andarsene ognuno per la propria strada.  Adesso Pigna ha ripreso a scrivere i suoi libri e impiega il tempo libero non più come marinaio ma come contadino del suo orto (in Toscana) di cui è orgogliosissimo.