Icharter-commerciali “. Le stressanti “crociere-charter” (considerate un sacrificio eccessivo per l’intero equipaggio dell’Intrepido) furono abolite dopo tre anni di “calvario” e sostituite dai “charter- commerciali” già sperimentati, con successo, a Monte Carlo (dal 1977), durante i Gran Premi automobilistici. L’idea era basata sul seguente dato di fatto: durante le prove e le corse minori (che precedono il Gran Premio, dal giovedì alla domenica), ogni ingresso al porto del principato viene drasticamente sbarrato per impedire che qualche curioso possa essere travolto dai bolidi che sfrecciano a pochi centimetri dai guard-rail del circuito stradale che sfiora le banchine. Di conseguenza, chi si trovava all’interno del circuito ed aveva bisogno di un bar, di un ristorante o (con relativa toilette)     era costretto a fare un lungo giro vizioso, a piedi, per uscire dall’area portuale.
         L’Intrepido bar-ristorante. L’idea fu di trasformare l’Intrepido in un bar-ristorante dotato di ogni confort (servizi igienici compresi) in modo che tutti i temporanei “prigionieri” del porto (vip, signore, giornalisti e addetti ai lavori in genere) fossero in grado di apprezzare l’ospitalità offerta dalla barca (una sorta di “Casa Italia” galleggiante), nonché il modo signorile adottato dallo “sponsor” (di turno) per offrire e far apprezzare i prodotti (soprattutto gastronomici) che lo “sponsor” medesimo aveva interesse a propagandare. La “trovata” piacque alla “Parmalat” al suo esordio come sponsor della “Formula 1” che noleggiò l’Intrepido ed espose in bella vista tutte le sue specialità nei locali interni (quadrato e plancia) e sulle tughe (esterne) del veliero. Inoltre, un  grande striscione issato tra i due alberi dell’Intrepido, rendeva ben visibile, il nome del mecenate (Parmalat) che offriva il confortevole asilo (specie in caso di pioggia) agli esausti viandanti, ancorché “vip”.   
         Attrattiva irresistibile. Le mezze forme di parmigiano esposte in “coperta”, insieme ai salumi e alle tante prelibatezze  che il “personale di bordo”serviva agli ospiti insieme con bibite ghiacciate e coppe di spumante, furono una irresistibile attrattiva per tutti coloro che deambulavano fra un box e l’altro. A cominciare dai giornalisti grati di poter intervistare piloti e vip in conferenze-stampa (veri e propri cocktail party), prima e dopo le spaghettate servite a richiesta ed a ripetizione. Il caffè, con annesse leccornie, veniva servito fin dal mattino. Il tutto gratis e a pochi metri dal circuito.
         Gli ospiti Vip. I primi ospiti dell’Intrepido furono i grandi piloti della formula 1 e i molti campioni di ogni sport compresi i re delle nevi, vecchi amici di Pigna, come Stenmark, Peter Muller o Alberto Tomba (anni dopo) e come i campioni della “Valanga Azzurra”, che a volte, al termine del Gran Premio, partivano con l’Intrepido verso la Costa Smeralda per crociere “sportive” (e sponsorizzate). L’iniziativa monegasca ebbe immediato successo e i giornali (anche stranieri) ne parlarono.
          L’inviato di “Repubblica” Carlo Marincovich (che fu tra i pochi a non considerare Pigna “matto da legare” quando l’Intrepido era solo un relitto (vedi: “l’albero d’oro”), scrisse testualmente sul suo giornale: “…qui c’è il veliero più bello del mondo, secondo forse solo al “Tre alberi” di Niarkos. E’ l’Intrepido di Alfredo Pigna. Il celebre conduttore della “Domenica Sportiva” comprò il relitto di uno scafo sepolto sotto la melma del Po e lo ricostruì fino a farne il vascello di Sandokan…”.
          Dame entusiaste. Ma a decretare il successo dell’iniziativa furono soprattutto le mogli e le amiche degli addetti ai lavori, dei giornalisti, e dei “vip” le quali preferivano essere parcheggiate sull’Intrepido piuttosto che affrontare la confusione dei box ed il frastuono dei motori. Nel giorno del Gran premio, poi, molte seguivano la corsa dalla “tribuna” della goletta sdraiate a prendere il sole, oppure (in caso di pioggia), davanti ai televisori, nel “quadrato” o nel locale “plancia” dell’Intrepido.
           Il successo dell’iniziativa premiò l’Intrepido che non ebbe più problemi di noleggio; neppure quando proliferarono i concorrenti che ne imitarono l’iniziativa. Il problema diventò, semmai, di trovare un posto in banchina in (impari) lotta con i ricchi armatori disposti a sborsare cifre enormi (al giorno) per ottenere i migliori ormeggi. Un problema che non sfiorò mai l’Intrepido cui fu sempre riservato, in tanti anni, un attracco privilegiato alla tariffa “normale” di 25 franchi al giorno. Vero è che Pigna prenotava l’ormeggio con molto anticipo, ma è altrettanto vero che gli addetti al porto del principato erano grati al vecchio veliero per aver inaugurato un business molto lucroso. Per tutti.  
           Orari “umani”. D’altra parte l’Intrepido tornava a Monte Carlo anche in “bassa stagione” quando a noleggiarlo erano gli sponsor del Torneo Internazionale di tennis o di altre manifestazioni. La durata dei charter non superava quasi mai la settimana e l’orario di lavoro, per l’equipaggio, diventò più “umano”: dalle 8 del mattino fino all’ora di cena; dopodiché i ragazzi erano autorizzati ad andare in “libera uscita”. Un’inezia rispetto alle 24 ore su 24 di lavoro durante le crociere-charter.
           Lo stesso criterio fu seguito per i Gran Premi di Motonautica off-shore di Viareggio, Cala Galera, Saint Tropez etc. In quei casi l’Intrepido usciva al largo per consentire agli ospiti di seguire i concorrenti nei punti chiave del percorso, così come avveniva per il Trofeo Zegna di Portofino che inaugurava ogni anno la stagione velica. L’Intrepido fu presente anche al Festival di Cannes (cinema) mentre di altro tipo erano i “charter-sportivi” con i campioni dello sport a cominciare dagli sciatori.
           Scuola di vela e sub. Agli ospiti venivano offerti anche corsi di vela, di sport subacquei o di wind-surf.  L’Intrepido era infatti dotato di compressore per ricaricare le bombole (anche navigando), di due dinghy-tender (ex classe olimpica) e di sei wind-surf con i quali i campioni si allenavano prima delle regate conclusive. I corsi erano diretti da Corrado Pigna, istruttore pluri-patentato. L’Intrepido fu noleggiato anche da un’industria che offriva, ai concessionari,  brevi crociere in Costa Azzurra.  
           L’Intrepido pro Valtellina. L’idea di utilizzare un veliero per “promuovere” le montagne, la neve e le gare di sci era singolare ma “pertinente”. Sta di fatto che quando la Valtellina si candidò per ospitare i campionati mondiali di sci alpino le votazioni per scegliere la località vincitrice si svolsero al Palazzo dei Congressi sul lungomare di Nizza. E siccome i “lavori”della “giuria” che precedettero le  votazioni, durarono una settimana, per quella intera settimana, la goletta Intrepido veleggiò davanti ai giurati-votanti issando, fra i due alberi, un grande manifesto (a mo’ di vela) coi colori dell’iride e la scritta Valtellina. Una sorta di messaggio subliminale molto apprezzato anche dalle TV.
          Equipaggio in costume. Nella circostanza l’equipaggio del veliero fu potenziato dalla “meglio gioventù” valtellinese (maschile e femminile) che, indossando i tradizionali costumi delle valli alpine, offriva alle mogli e ai familiari dei “votanti” tutte le specialità della loro terra: dai fumanti pizzoccheri (serviti a ripetizione), alla bresaola; dal rosso Inferno ai pregiati vini Grumello e Sassella. Promotori dell’iniziativa furono gli amici valtellinesi di Pigna Mario Cotelli (il vulcanico ”capo” della “Valanga azzurra), Maurizio Gandolfi (entusiasta presidente del comitato promotore) e l’insigne “chef” Jim Pini (fac-totum di “Casa Italia”). Un sole stupendo e una brezza amichevole favorirono l’abbrivo che consentì alla Valtellina di veleggiare verso il trionfale traguardo dei campionati mondiali di sci del 1985 che fecero conoscere al mondo le immense risorse turistiche del territorio e consentirono alle sue belle stazioni sciistiche (Bormio, Livigno, Santa Caterina di Valfurva, Chiesa di Calmalenco etc.) di entrare in pianta stabile nel “salotto buono” (e fondamentale) della Coppa del Mondo di sci.  

          Intrepido addio! I “charter-commerciali” furono una vitale risorsa per l’Intrepido che fu ormeggiato per molti anni a Porto Sole (Sanremo) dove Liliana Pigna ne fu la preziosa “custode” (a turno coi figli) col cane-lupo Atlas, la cagnetta Susanna, il pappagallo Picchio ed ovviamente anche col marito quando lui rientrava dalle Olimpiadi (invernali o estive), dai campionati mondiali o dalle telecronache di sci che seguiva, per la Rai-TV, insieme con tutti gli altri eventi sportivi di rilievo. Difatti, terminato il lavoro, Pigna “rincasava” nel suo veliero e attendeva che il telefono squillasse per richiamarlo alla realtà del suo lavoro. Nel marzo 1997 il “Mattino” di Napoli pubblicò un articolo dal titolo “Il mitico Intrepido si ritira”. Era firmato da Alfredo Pigna il quale, preso atto di non avere più un equipaggio (i figli avevano giustamente preso ciascuno la propria strada), mise in vendita il veliero. Il che accadde due anni dopo e l’Intrepido salpò l’ancora verso Gibilterra. Per non tornare mai più.