La televisione. Pignafu assunto alla Rai-TV come inviato e inviato rimase fino alla pensione e cioè senza aver mai avuto né un aumento di stipendio, né una promozione. (vedi alla voce Chi è).
Il curioso è che Pigna era già stato assunto in Rai quando, rimastodisoccupato dopo la chiusura di Milano Sera (1953), partecipò al concorso che la Rai aveva bandito (1953-1954) per assumere giornalisti in vista della nascita della Televisione. Al concorso parteciparono circa dieci mila concorrenti. Pigna superò tutte le eliminatorie (durate un anno) e fu tra i 5 prescelti. Rifiutò l’assunzione perché gli fu offerto uno stipendio al minimo sindacale, mentre al Corriere della Sera, dove, nel frattempo, era stato assunto, già ne guadagnava il  doppio. In compenso Pigna accettò di collaborare da esterno al neonato TG diretto dal bravo Vittorio Veltroni (padre del leader politico Walter) e alle rubriche sperimentali di Giuseppe Bozzini (uno degli esaminatori del concorso-Rai), insieme con giovani di belle speranze, anche essi vincitori del concorso, come Furio Colombo, Umberto Eco, Elio Sparano ed Ezio Zefferi.
            Quella prima volta in TV. Dopo 16 anni a Pigna fu ancora offerto di entrare in Rai dopo la positiva esperienza che aveva fatto (1968) con il neonato TG-1 delle 13,30 (da “collaboratore esterno”), accanto a Piero Angela e ad Andrea Barbato. Era la prima volta che i giornalisti apparivano in un TG al posto dei famosi “lettori. Nell’occasione Pigna commentò le Olimpiadi Invernali di Grenoble in gennaio e quelle di Città del Messico nell’autunno successivo. I giornali ne parlarono bene, ma lui fu costretto ancora a rifiutare il contratto con la Rai perché stava lottando, come direttore della Tribuna illustrata, per salvare il settimanale che gli editori del Corriere della sera avevano deciso di far sparire dalle edicole (vedi il giornalista).Perduta la battaglia Pigna si dimise e sei mesi dopo fu assunto in TV da… disoccupato. Il che significa che dovette accettare dalla Rai uno stipendio di 12 milioni di lire all’anno rispetto ai 25 milioni annui che, fra stipendio e gratifiche, guadagnava al Corriere della sera.
              Niente tessera. Pigna firmò il contratto da inviato del TG-1 sia perché non aveva alternative valide, sia  perché giudicava esagerate le voci sulla presunta politicizzazione della Rai. In effetti non gli fu neppure chiesto se possedesse una tessera di partito. Tessera che, peraltro, lui considerava un handicap, piuttosto che un vantaggio, ben ricordando che al Milano sera, i suoi colleghi iscritti al PCI, compresi il suo capo-cronista Tommaso Giglio (vedi il giornalista) versavano al partito quella parte dello stipendio sindacale (da giornalisti “professionisti”)che eccedeva rispetto allo stipendio di funzionari del Partito Comunista. Per non parlare dell’esperienza fatta all’“università” del Corriere della sera, dove “docenti” come Missiroli, Mottola o Gaetano Afeltra oppure star del giornalismo come Buzzati, Barzini jr., Montanelli, David, Corradi o un premio Nobel come Eugenio Montale, non avevano certo fatto carriera per merito della tessera del partito che (non) avevano in tasca.
          Alibi meritocratico. D’altra parte Pigna entrò in Rai (1970) insieme con due professionisti come Alberto Cavallari (futuro direttore del Corriere della sera) e Arrigo Petacco, valente giornalista, storico e scrittore. Una circostanza che anche giornali autorevoli (critici con la Rai) come Panorama, sottolinearono come una importante “svolta”che sfatava la diceria secondo cui la Rai per assumere,adottava il noto  criterio dei tre inscritti alla DC, dei due del PSI, di un PCI e infine di uno … bravo.

 Tre mesi dopo l’ingresso in Rai Pigna fu inviato a Milano per condurre la Domenica Sportiva(vedi).