Il telecronista. Anche i telecronisti sono figli di “mamma Rai”; con la differenza che mentre i comuni genitori non fanno distinzioni tra un figlio e l’altro (almeno non dovrebbero) mamma Rai le distinzioni le fa. Ad esempio: i telecronisti che si occupano di calcio sono serviti come preti all’altare e possono usufruire di tutti i “potenti mezzi della Rai” come, del resto, i telecronisti che seguono il Giro d’Italia di ciclismo. D’altra parte calcio e ciclismo sono gli sport più popolari e la Rai si adegua. Gli altri telecronisti, invece, eccezion fatta per Olimpiadi, Campionati mondiali, etc. (dove tutto è organizzato nei dettagli), devono spesso arrangiarsi per proprio conto, dovunque si trovino.
          Pubblicità. Altro esempio: i telecronisti di sci non nominano mai le industrie della neve neppure se la stessa marca di sci piazza 9 campioni fra i primi 10 dell’ordine d’arrivo. Il che non avviene
nelle gare  di ciclismo durante le quali i telecronisti, insieme con i nomi dei corridori citano sempre anche quelli delle varie industrie che sponsorizzano il corridore medesimo. E’ una consuetudine che è nata con le telecronache del ciclismo e che continua ad essere rispettata; così come i telecronisti di sci rispettano quella di non nominare mai nessuno. E non c’è un perché.  
         Un’ipotesi potrebbe essere che ai telecronisti dello sci non garba d’essere associati alle immagini che la Tv manda in onda: panorami innevati, alberghi di lusso, donne splendide e così via. Sono, per lo più, immagini promozionali (di repertorio) che anche il telecronista vede sul monitor; magari mentre infuria la bufera e la sua postazione è immersa nel nevischio e lui non vede quasi nulla: come accadde il giorno in cui Paoletta Magoni sbucò dalla nebbia e Pigna urlò che aveva vinto le Olimpiadi.  
         Quando Pigna iniziò a fare le telecronache (1975) la Rai trasmetteva non più di 3-4 gare di sci all’anno. Gli ottimi ascolti e la nascita di Rai-3 (1979) propiziarono la messa in onda di tutte le telecronache di sci in calendario (33 all’anno per circa cento ore di trasmissioni in “diretta”annue). Un bel passo avanti che tuttavia provocò l’accavallarsi delle gare e qualche problema al telecronista. 
         Il maltempo. Il guaio dello sci alpino è che non può sottrarsi ai capricci della natura. Se il tempo è avverso (troppa o poca neve, troppo vento etc.), la gara viene annullata e spostata altrove. Il che avviene in base agli interessi mercantili degli sponsor (e cioè di chi finanzia la baracca) senza tenere nel dovuto conto le esigenze degli addetti ai lavori: a cominciare dai funzionari-TV (che devono reinventare i “palinsesti”), per non parlare degli atleti, degli allenatori, degli ski-men, dei giornalisti e, “soprattutto”, dei telecronisti. Il “soprattutto” merita una precisazione: la seguente.   
          Una gara annullata va “recuperarla” in altra località. Di solito non c’è che l’imbarazzo della scelta perché sono molte le località alpine che aspirano alla promozione turistica che soltanto la TV può offrire. Perciò capita che una gara annullata venga recuperata in luoghi che si trovano a centinaia, se non a migliaia chilometri di distanza, magari per il giorno dopo: a causa del calendario zeppo di gare. Il che significa che il telecronista deve scapicollarsi per raggiungere, stremato dal viaggio e nel cuore della notte, un ignoto sito dove i posti-letto mancano e le postazioni della TV sono in un fienile.  
          Le note-spese. Come s’è detto, ai telecronisti del calcio la Rai assicurava il massimo confort. Ad alcuni, come fu per il bravo Sandro Ciotti, buon amico di Pigna, fu perfino assegnata un ”auto-blu” personale con autista di fiducia. Pigna, da “inviato”, usufruiva (col collega operatore) di un’auto-Rai; però, al Pigna, “telecronista” di sci,  la Rai rimborsava, sì, il costo delle trasferte, ma soltanto se lui “accludeva”, alle note-spese, gli scontrini dei treni e delle “corriere” utilizzate per gli spostamenti.
           Un sacrilegio professionale perché, come tutti sanno, in alta montagna, dove si svolgono le gare di sci, non esistono treni: almeno nel 90 per cento dei casi. E se anche arriva la ferrovia, come fai a spostarti, rapidamente, in un'altra località dove il treno non arriva? Senza contare che un “vero” telecronista di sci non viaggia con la “ventiquattro ore” ma con gli sci e con un bagaglio…adeguato. Le proteste di Pigna rimasero inascoltate e lui continuò ad usare la propria auto rimettendoci i soldi della (molta) benzina occorrente per percorrere le migliaia di chilometri (annui) che lo separavano da Roma (e ritorno) dalle località sciistiche europee (Italia, Austria, Francia, Germania, Svizzera etc.)
         Enzo Biagi docet. Biagi e Pigna erano vecchi amici (vedi la voce “emigrante”). Perciò quando Biagi seppe come stavano le cose, prese in giro Pigna che reagì rammentandogli ciò che Biagi diceva sempre e cioè che “avrebbe fatto il giornalista anche gratis”. E Biagi ridendo gli rispose: “Sì, però tu esageri!” Anche la brava collega Nila D’Alessio, che aiutava Pigna a compilare le “note-spese”, lo canzonava definendolo il “benefattore ignoto della Rai”. Il fatto è che Pigna non aveva scelta: sia perché amava lo sci, sia perché il calendario delle gare gli assicurava tre mesi di attività continuativa durante i quali poteva usare i giorni di riposo per raggiungere la moglie sul suo amato veliero-casa.  
        Virus olimpico.   Pigna diventò telecronista nel 1975 per sostituire Guido Oddo impegnato nella Coppa Davis di tennis. E come “vice” di Oddo, andò alle Olimpiadi invernali di Insbruck del 1976. Sennonché un virus influenzale mise fuori combattimento Oddo e altri colleghi (Paolo Rosi e Adriano Dezan) e il superstite Pigna si improvvisò anche telecronista delle altre gare (fondo e ghiaccio). In parole povere Pigna si guadagnò i galloni sul campo, continuò a fare le telecronache di sci alpino delle gare femminili e contribuì a lanciare la “Valanga Rosa ” (con la   Quario, la Giordani, la Zini , Piera Macchi etc) avvalendosi della collaborazione preziosa, anche se purtroppo saltuaria, del compianto ex campione di discesa libera Gaetano Coppi. Coppi era stato allievo del leggendario Zeno Colò, abetonese come lui, e ottenne, sul piano agonistico, assai meno di quel che  avrebbe meritato per il suo indubbio talento. Il guaio è che Coppi ,si scontrò,  caratterialmente, col commisario tecnico della nazionale azzura di sci Herman Nogler.. Getano Coppi,  dimostrò comunque le sue eccezionali doti tecniche come direttore generrale della Rossignol e, soprattutto, come lungimirante scopritore di talentit, Fu infatti lui a mettere gli sci ai piedi a talentuosi ragazzini che poi diventarono campioni come il grande  Alberto Tomba. Coppi concluse la sua carriera  come presidente della FISI ma poco aduso alle alchimie della burocrazia e ai giochi  di potere della politica che tracima anche nello spoort, mandò tutti a quel paese e si dimise. Uno dei pochi italiani capaci di rinunciare ad una ambitissima poltrona. Peccato, perchè avrebbe potuto fare molto per capacità specifiche e rigore morale. Alle epiche gesta dei campioni della “Valanga Azzurra” (Gustavo Thoeni, Piero Gros etc. ) Pigna si dedicò a tempo pieno dal 1976 quando il suo predecessore Oddo rinunziò allo sci per seguire i campioni di tennis Panatta, Bertolucci, Barazzuti, e Zugarelli che avrebbero conquistato, con capitan Pietrangeli, una indimenticabile vittoria in Coppa Davis nel 1976. 
         E Tomba bloccò il Festival.  Pigna tenne a battesimo il 18enne Alberto Tomba nella telecronaca del vittorioso Parallelo di Natale del 1984 e ne seguì poi, con le sue telecronache, i primi anni della sua irripetibile carriera. Era, dunque, a Calgary per commentare il trionfo di Tomba alle Olimpiadi canadesi. Nella circostanza la Rai, (caso unico!), interruppe il Festival di Sanremo per consentire anche al pubblico del teatro Ariston di assistette in diretta alla conquista del secondo oro di Tomba. Una telecronaca seguita dagli 8 milioni di spettatori di Rai-3 ( per l’intera durata della gara), diventati poi 20 milioni nel breve collegamento anche su Rai-1, durante l’interruzione del Festival. . 
         Una intervista imbarazzante. Il giornalista Rolly Marchi intervistò Pigna al rientro in Italia, sul ruolo organizzativamente rinunciatario della Rai alle Olimpiadi di Calgary. Domanda: Pur con il tuo battage per Tomba nei mesi precedenti alle Olimpiadi, la Rai spedì in Canada 2 soli telecronisti e niente operatori: 11 in tutto, una Tv da terzo mondo. Risposta: Politica del risparmio, credo, e poi non devi chiederlo a me. Domanda: Non pensi che la Rai abbia voluto favorire la concorrente Tele-Montecarlo? Risposta: E che concorrenza è fra la Rai che ha registrato 7-8 milioni di spettatori (anche su Rai-3), e Tele Monte Carlo che può registrarne solo qualche centinaio di migliaia?… Domanda: …però la Rai pare voglia rilanciare Telemontecarlo per acquistarla… Risposta: …la rilancia per acquistarla: quindi a prezzo maggiorato? E che affare è?... Domanda: …patrocinato dal presidente FISI Gattai, padre del telecronista di Tmc… Risposta: …e i funzionari Rai avrebbero tolto i mezzi a me per favorire lui? Ma va! Domanda: bè è la… politica: resta il fatto che a Lake Placid 1980), dove non si vinse nulla (e si sapeva da prima), la Rai vi diede mezzi ad josa mentre a Calgary, non avendo creduto in Tomba, vi negarono i potenti mezzi di mamma Rai e nel corso del Giochi gli autori del misfatto, tifarono contro Tomba che, con le sue vittorie, li avrebbero sputtanati. E così fu. Risposta: …e tu davvero pensi che ci sia gente così meschina e masochista? Domanda: … io so solo che per intervistare Tomba, dopo la vittoria, tu hai dovuto farti prestare l’elicottero dai telecronisti tedeschi per volare, assieme a Tomba, al centro Tv di Calgary dove, nello studio Tv (dei tedeschi) hai trasmesso l’intervista in diretta per il TG-1. Ergo: senza i tedeschi tu avresti bucato?! In compenso loro hanno intervistato Tomba per i TG serali e prima delle altre nazioni: austriaci compresi. Che, perciò, erano furibondi. Risposta: mi spiace per gli austriaci, ma sono stati i tedeschi (e non loro) a prestare a me ed a Tomba l’elicottero e lo studio. E Tomba s’è fatto intervistare da loro, subito dopo di me. anche perché galvanizzato dalla presenza delle valchirie in divisa di hostess del Centro Tv. Domanda: Per le prossime Olimpiadi tu andrai in pensione: scommettiamo che la spedizione Rai ai Giochi sarà imponente e il tuo sostituto più…accomodante e coccolato? Risposta: Buon per lui. Comunque: chi vivrà, vedrà! (Alle successive Olimpiadi, Pigna (pensionato da telecronista , ma ancora curatore della Domenica Sportiva) vide che la Rai fu presente non con 11 (undici) ma con oltre 100 (cento) fra tecnici, telecronisti etc, progressivamente aumentati nelle successive edizioni dei Giochi invernali. Come mai? Bè, si vede che gli indici di ascolto di Calgary erano pur serviti a qualcosa! A proposito Telemontecarlo non fu acquistata mai dalla Rai ma diventò La-7.) Post Scriptum. Nell’articolo Rolly Marchi non menzionò un’altra strana iniziativa della Rai che nei 2 minuti del collegamento su Rai-1(da Calgary col festival di Sanremo) sostituì la voce di Pigna con un commento anonimo e monosillabico che fu totalmente coperto dal frastuono del pubblico del teatro Ariston che inneggiava a Tomba. Difatti nessuno se ne accorse e nessuno ne ha mai parlato fin al giorno in cui, nel 2014, e cioè 24 anni dopo, nella bella trasmissione di Auro Bulbarelli sui Giochi di Calgary, un ospite svelò l’episodio che avrebbe reso felice Rolly Marchi nel suo articolo-requisitoria contro la Rai ed eventualmente contro il malcapitato esecutore di un ordine a dir poco … incomprensibile e cretino.