La lettera di Tortora. Pigna esordì alla Domenica Sportiva il 27 settembre 1970. Il giorno prima Enzo Tortora,  suo vecchio amico (e collaboratore alla Domenica del Corriere: vedi il giornalista), gli inviò una affettuosa “lettera aperta” (vedi fotocopia) sulla prima pagina del Corriere d’informazione dal titolo  “I cari auguri di un tele-pensionato” nella quale testualmente scriveva tra l’altro: “Alfredo Pigna è uno dei più bravi, vivaci e intelligenti giornalisti che io abbia mai conosciuto. Sono convinto che farà un ottimo lavoro; lo ha sempre fatto per tutto il corso della sua vita e della sua carriera. Sa quello che vuole il pubblico: fatti e non chiacchiere… Infine Enzo Tortora concludeva: Buon lavoro, mio carissimo Alfredo…se c’è una cosa che mi preoccupa è il tuo carattere e debbo amaramente concludere che sei leale, coraggioso e onesto. Tre qualità che, per troppa gente, sono caratteristiche negative e puzzano maledettamente di eresia. Sali dunque sull’ammiraglia forse più scintillante del piccolo schermo…ma farla navigare non è facile, pur avendo uno splendido equipaggio, dei mezzi invidiabili e conosci le leggi del mare. Buon viaggio Alfredo…col cuore e l’amicizia di sempre. Tuo Enzo Tortora.”
            La profezia di Tortora. Tortora parlava a ragion veduta. Era stato il primo “presentatore” della Domenica Sportiva e,da brillante show-man, trasformò uno stringato “notiziario” in una rubrica di successo. Funzionò fino al giorno in cui Tortora, che non aveva peli sulla lingua, espresse il suo (severo) giudizio sui burocrati della Rai in una intervista al settimanale “Oggi.  Tortora ci andò giù pesante e ne venne fuori un putiferio. Pigna offrì a Tortora le pagine del giornale che dirigeva per consentirgli di ribattere alle accuse che gli venivano fatte. Ma Tortora, che non era il tipo che prima accusa e poi ritratta (sport molto in voga oggi), declinò l’amichevole invito e la Rai lo licenziò.
             La lottizzazione. D’altra parte in Rai (che pullula di talenti “ignorati”) si negava, anche di fronte all’evidenza, che vi fossero burocrati e funzionari (faziosi e incapaci), frutto della “lottizzazione politica. Un tasto che è rimasto argomento tabù fino ad epoca recente. A parte il caso Tortora, fece scalpore ciò che accadde a Bruno Vespa il quale, da direttore del TG-1, infranse il tabù e lealmente ammise (primi anni ’90) che “la Democrazia Cristianaera il suo editore di riferimento”. Fu realista e coraggioso ma, per aver detto la pura verità, fu cacciato dalla direzione del TG-1. Intendiamoci: Vespa, in seguito, s’è rifatto, eccome!, da quel clamoroso infortunio. Ma il fatto, emblematico, rimane.     
             Fuori Tortora, dentro Bersani. Tortora fu sostituito da Bersani al quale subentrò Pigna. A quel tempo (1970) l’intero sport italiano si auto-finanziava con i proventi del Totocalcio che in gran parte finivano alla...fonte dei miliardi e cioè alla potente Federazione Calcio, sospettata di riservare alle federazioni consorelle le briciole del malloppo; con un occhio di riguardo alle federazioni “amiche”. La situazione alla Domenica Sportiva (definita la “Domenica calcistica”) peggiorò quando, al posto del bravo Aldo Boriani, fu nominato “capo dello sport-TV, Nino Greco che era un ex arbitro di calcio ed era stato assunto in Rai (in quota DC) su indicazione del CONI (e della Federazione Calcio). Che fosse un “esperto” (di calcio) nessuno dubitò, così come tutti dettero per scontato che Greco avrebbe tutelato gli interessi della Federazione Calcio da cui proveniva. Gli altri curatori erano Giuseppe Bozzini (uno dei padri fondatori della TV) e Aldo De Martino (buon giornalista dal carattere piuttosto spigoloso) che però gerarchicamente dipendeva dal suo “capo”, Nino Greco.
             Calcio padrone. Pigna non aveva niente contro il calcio ma non ne accettava la straripante dittatura alla Domenica Sportiva che si accentuò, ovviamente, con l’avvento del nuovo capo dello sport TV Nino Greco.  Inoltre Pigna considerava offensivo per l’intelligenza degli spettatori di “dover”  rivolgere agli ospiti, appartenenti al mondo del calcio (onnipresenti in trasmissione), quelle stesse domande che giornali e radio avevano fatto agli stessi personaggi decine se non centinaia di volte durante tutta la settimana.

              La battaglia contro l’ovvio ed il rimbambimento del pubblico, suggerì la diffusione di una circolare del TG-1 nella quale si chiedeva ai giornalisti-Rai: 1) di non incoraggiare drammatizzazioni e vittimismi; 2) di non utilizzare frasi come “il baratro della retrocessione e il dramma della sconfitta”; 3) di usare le notizie per informare i tifosi, non di aizzarli; 4) di non sottovalutare l’intelligenza del pubblico facendo domande come: che cosa ha provato al momento del gol? Ad onor del vero lo stile della Domenica Sportiva (sobrio e ironico) tuttora sopravvive e si contrappone alle risse da bar sport di alcune trasmissioni TV non estranee agli eccessi di certe “tifoserie”inclini ad assorbire gli alibi che vengono loro offerti (in luogo della lezione di civiltà che poteva e può venire dal mondo dello sport e in particolare dagli “sport minori”(vedi).