La Domenica Sportiva.Nell’estate del 1970 i giornali si sbizzarrirono cercando di scoprire chi avrebbe sostituito Enzo Tortora (e Bersani) alla guida della Domenica Sportiva. I più gettonati furono personaggi popolari come Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello e Mike Buongiorno ben visti dai vertici della Rai ma non dai responsabili del Telegiornale i quali mal digerivano interferenze (della rete)nella gestione del TG-1 e della più popolare trasmissione della Rai. Finì che, nell’attesa di accordarsi sul nome del nuovo presentatore, Pigna fu inviato, provvisoriamente,alla Domenica Sportiva.
           Tappabuchi. Pigna accettò il ruolo di “tappabuchi”  a condizione di fare il giornalista, non il “presentatore”. Tutti d’accordo al TG-1 (Agnes, De Luca e Zavoli), ma non i curatori della Domenica sportiva i quali giudicavano intoccabile la formula dello “show”, con un unico mattatore in campo (non vincolato al TG-1, ma solo a… loro). Essi sostenevano cioè che, senza un collaudato e famoso “show man”, gli ascolti sarebbero crollati. Dal canto suo Pigna propose le seguenti modifiche:
        1) che la scenografia della Domenica Sportiva si ispirasse ad una redazione, non a un teatrino,  e che in studio fossero presenti anche gli altri giornalisti fino ad allora ingiustamente invisibili;
        2) che la moviola (oggetto misterioso e invisibile) si materializzasse in studio ben visibile a tutti;
        3) maggior spazio ai campioni (sconosciuti) degli sport minori con ritratti filmati che Pigna stesso avrebbe curato, al posto delle gag in studio perfette per il bravo Tortora, ma non per un giornalista.    
        4) che nella sostanza, ma anche nella forma (titoli di testa), Pigna sarebbe stato il conduttore della trasmissione, non il presentatore come i suoi predecessori..  
           Sospetti e preconcetti. I responsabili del TG-1 furono d’accordo con Pigna malgrado le rimostranze dei curatori e dei redattori della sede Rai di Milano i quali, non conoscendo Pigna, lo considerarono uno dei raccomandati che “Roma” spediva al Nord per rompere loro le uova nel paniere (ignorando che Pigna era il più milanese di tutti loro  essendo nato e cresciuto professionalmente proprio a Milano). Che poi non fosse un “raccomandato”politico lo capirono in fretta.  

            Nessun crollo, anzi: decollo. L’intera verità sarebbe emersa man mano, ma intanto la nuova Domenica Sportiva prese il via; e la moviola decollò con i bravi Bruno Pizzul, Carlo Sassi e Vitaletti, per non parlare di giornalisti come Beppe Viola, Alberto Giubilo, Adriano Dezan, Aldo Giordani, Paolo Rosi, etc, che ebbero modo di dimostrare il loro talento anche “dal vivo”. Morale: gli ascolti non crollarono ma lievitarono fino a diventare record tuttora imbattuti (vedi la voce i record). Infatti Pigna restò  conduttore provvisorio” per i successivi… 4 anni della trasmissione. Ma continuò ad essere contestato dai suoi curatori e dal regista Bruno Beneck (che era anche il Presidente della Federazione Baseball!). Erano le prime avvisaglie delle difficoltà che Pigna avrebbe incontrato in quella sua nuova esperienza professionale e che Enzo Tortora profetizzò in una affettuosa lettera aperta che il Corriere d’informazione pubblicò in prima pagina il 26 settembre 1970 proprio alla vigilia del debutto di Pigna alla Domenica Sportiva. (vedi la lettera di Tortora)