La prefazione di Ruggero Orlando

ai “Re del ring” di Alfredo Pigna 
 
            Lo sport è la scuola più severa del giornalista. Un corrispondente dall’estero può sbagliare chiamando il ministro del Tesoro Usa con il nome del ministro della Difesa e un redattore di politica interna commettere errori poco meno grossi e passare incensurato o quasi, ma provatevi a scambiare con la sinistra una mezz’ala destra di serie B e ne parleranno tutti per cinquant’anni.
            Chi come Alfredo Pigna si rivolge ai telespettatori o scrive su roba sportiva ha da fare con milioni di competenti. Ecco perché alcuni grandi giornalisti quali Orio Vergani e Cesco Tommaselli dediti soprattutto ad altri rami, si sono cimentati con lo sport per non parlare di Pindaro, il più grande dei poeti lirici che era, di fatto, cronista e commentatore sportivo.
            Agli sportivi e degli sportivi bisogna dire con parole concrete: Alfredo Pigna è stato salutato dall’indimenticabile Dino Buzzati, che gli era amico affettuoso, fra coloro che meglio combattono contro l’inquinamento della lingua. I politici la soffocano di parole astratte; basta ricordare come un ex premier, d’altronde uomo di gusto e umorismo, al punto di fare sospettare intenti ironici, abbia intitolato la propria rivista nientedimeno che con il nome astratto di “concreto”.
            All’atroce e militaristico gergo fascista è succeduto quello curiale, burocratico ed ermetico della Repubblica, con l’abuso del doppio negativo “non possiamo non…”, con “recepire”, con operazioni che “scattano”, con “cause ed effetti”, con “ monte”e “ valle”, con “strumentalizzare”, “congiuntura, e “conflittualità”, e ci vogliono molti Alfredo Pigna e ci vogliono molti tifosi e calciatori e corridori e saltatori e nuotatrici per interrompere con sguardi indignati o interiezioni ironiche coloro i quali sdegnano di ridiscendere al livello di Petrarca e di Leopardi, di abbassarsi alle “chiare, fresche e dolci acque” e alla gallina che ripete il suo verso.
            Al contrario di citati colleghi Pigna non è partito dallo sport ma ci è arrivato; e arricchisce la storia del pugilato o boxe (parola di invenzione francese derivata dal verbo inglese to box che significa tirar pugni) con l’esperienza politica, economica, sociale, di cronaca bianca e di cronaca nera accumulate negli anni in cui è stato variamente collaboratore, redattore, e direttore di giornali, unita a quel sapersi mantenere a contatto senza silenzi e vuoti con argomenti e personalità, che gli deriva dalla biografia, dall’intervista e dal programma televisivo “La Domenica Sportiva” per cui è divenuto uno degli italiani più noti.
           Chi è esposto così scandalosamente impara come, benché non vi siano domande idiote ma solo risposte idiote, l’intervistatore sia giudicato più severamente dell’intervistato, e guai a non essere un genio sempre; cosa che, secondo Orazio, non capitava nemmeno ad Omero.
           Fra i segreti del mestiere Alfredo Pigna conosce quello di parlare alla gente della gente; chi legge e ascolta lo preferisce al ruminare dell’autore su se medesimo e vuole sapere a che cosa è arrivato piuttosto che come ci sia arrivato; per il che ci vuole umiltà: ed è virtù rara.
           Il lieve accento di Monte di Dio, che contribuisce a fare uscire il Pigna televisivo dall’anonimato, pare echeggi anche nel suo periodare scritto, tradizione di una poesia e un teatro che impossibilmente uniscono l’intento con il trasognato; la sua difesa del pugilato come arte nobile è sincera, come le sue accuse contro chi sulle illusioni e delusioni di atleti che hanno trovato in esso o la passione o la scala per superare la depressione di classe, sono arditi e ardenti.
          E’ questo libro la conclusione di un’opera nella quale si uniscono due qualità anch’esse raramente conciliabili: essere letta d’un fiato ed essere conservata permanentemente ad uso di noi più ignoranti quale libro di consultazione.                                                                                                                                            Ruggero Orlando