Una galleria di ritratti della grande boxe
nel libro “A pugni nudi” di Alfredo Pigna
 
          di P. Giorgio Martellini
 
      
        Con il primo volume del “Romanzo della Boxe” Alfredo Pigna ha iniziato un personalissimo viaggio nella storia della grande boxe. “A pugni nudi” è infatti la storia del pugilato moderno (cioè quello che prescinde dalla sue origini mitologiche e della preistoria) nella quale si racconta come questo sport nacque in Inghilterra con John Broughton nella prima parte del settecento e come si svolse fino al 1892 quando Jim Corbett, che fu l’ultimo a battersi con i pugni nudi, impose l’uso dei guantoni.
       Pigna scrive con l’intento preciso di restituire ad uno sport, oggi da più parti contestato, le sue originarie caratteristiche di lealtà e mostrare che la sua decadenza, se c’è stata, è più imputabile alla avidità e disonestà degli uomini che non alla sostanza tecnica e umana della “noble art”. Tesi non facile da sostenere, oggi, quando dietro ad incontri anche di cartello, si cela il sospetto della “combine” e quando leggerezza e disonestà causano, con pericolosa frequenza, drammi condannati dall’opinione pubblica.
       Con competenza pari alla passione, Pigna combatte la sua battaglia guardando allo sport, all’agonismo, allo spirito d’emulazione come a componenti non secondarie, anzi essenziali, nella formazione dell’uomo denunciando, senza esitazioni, errori e storture che snaturano l’attività sportiva. Questo in generale; quanto alla boxe, il discorso diventa più complesso e Pigna non manca di metterlo in rilievo nella misura in cui questo sport si fa spesso unica palestra di affermazione per i diseredati, illusione e riscatto per i popoli oppressi.
       Detto della sostanza del libro e della polemica che sta sul fondo, è necessario aggiungere che il popolare giornalista napoletano la conduce con una disinvolta abilità narrativa sostenuta da seria e ampia documentazione. “A pugni nudi” è, insieme, romanzo, galleria di ritratti disegnati con tratto originale, miniera di aneddoti inconsueti e di notizie.
       Il tutto calato in un linguaggio semplice ed efficace con un senso davvero giornalistico dell’informazione e, insieme, il gusto del racconto fitto di immagini; c’è, a far da filtro, l’ironia bonaria e la carica umana che sono, da sempre, un patrimonio dell’animo napoletano.
 

                                                           P. Giorgio Martellini