La presentazione di Maurizio Barendson
          ai “Padroni della Domenica” di Alfredo Pigna
 
 
           “Ispirati – mi dice Alfredo – alla prefazione che Buzzati fece al mio Miliardari in borghese, (il suo terzo libro). Non so dove finisca la speranza dell’autore e dove cominci la sottile crudeltà dell’amico. Cercherò di assecondarlo al di là, o meglio, al di qua del compianto e grande Dino. A Pigna e al libro mi uniscono molte cose: il titolo, che è un po’ anche mio, una parola, gli accenti uno per uno, proprio come si fa nei giornali quando ciascuno dice la sua, propine, cancella, aggiunge, rifà; la nostra origine napoletana (intendo non tanto la città, ma la scuola giornalistica antica e sempre viva da cui veniamo); il legame del piccolo schermo che ci vede così diversamente impegnati, ma sempre in fervida e rispettosa staffetta.
             Per inquadrare il libro nell’opera e nella carriera dell’autore direi che esso costituisce un felice tentativo di sintesi delle due esperienze di Alfredo Pigna, cioè del personaggio televisivo che cuce per tutti noi i fili del mosaico domenicale, con lo scrittore collaudato e affinato all’origine di un severo mestiere, sintesi che è resa possibile dall’impegno e dall’interesse umano che egli tiene a costante modello del suo lavoro.
            La umanizzazione del campione ha un’antica radice da noi,. Nasce cion Emilio Colombo secondo un’epica rudimentale, si perfeziona con De Martino, si accende con Roghi, si affina con Carlin, quindi arriva ad oggi razionale e scavata attraverso Brera e Ghirelli. E’ insomma un dato ricorrente della storia giornalistica (e culturale) italiana, suggerito anche dal bisogno di miti di una società ancora abbastanza candida e povera, tuttavia disponibile per istinto a letture non ovvie e a racconti non solo descrittivi o tecnici.
            In questo filone Pigna si inserisce con il suo amore diretto per lo sport, di scugnizzo cresciuto, di mozzo maturo, di rugoso elegante sciatore, che conosce il vento, il piacere e il dolore di una gara e sa quindi distinguere, osservare e, naturalmente, assolvere, sorridere.
            Uomini prima che atleti è la sua regola, il suo disegno. Uomini visti senza tentazioni enfatiche o eroiche, ma neppure smitizzati secondo il facile cliché del campione in pantofole.
            I Padroni della Domenica dolci diabolici, irritanti, secondo i casi, ma sempre padroni, capaci cioè di determinare abitudini, umori; a volte tiranni dell’interesse a danno di altri obiettivi, a volte rivali di sentimenti e di fedeltà domestiche. La scelta impeccabile è nobilitata dall’apertura dedicata ad Armando Picchi, il “padrone” che non c’è più, anche, ma non solo per questo, assai caro.
           Ci sono tutti, chi in presa diretta chi idealmente. Se uno ne manca è proprio lui, lui stesso che in fondo è il più “Boss” di tutti. Nella sua modestia si è dimenticato di farsi l’autoritratto.
 
 

                                                                            Maurizio Barendson