Il giornalista. Pigna fu assunto al Milano-sera dopo un solo mese di prova (vedi l’esordio da cronista). L’incertezza  per il futuro fu lo stimolo che rese ilneo cronista giudiziario  Pigna uno   stacanovista. Difatti mise le radici al Palazzo di Giustizia che si rivelò fonte inesauribile di notizie. Il risultato fu che l’handicap di vivere da solo a Milano si tradusse, rispetto ai colleghi milanesi, nel vantaggio di non avere orari da rispettare (per casa, famiglia, amici) e, di conseguenza, di poter rincorrere le notizie di giorno, di notte, sempre e dovunque. A quei tempi (la TV era ancora da venire) i quotidiani della sera campavano sulla cronaca nera, giudiziaria e rosa. Pigna si adeguò.
           La prima auto (500). Una serie di esclusive come lo scandalo valutario (in prima pagina per mesi) gli valsero la promozione a inviato, le prime lucrose collaborazioni con i settimanali (anche stranieri) e l’acquisto della agognata “500”, in società con Giglio, il suo capocronista. L’accordo fu che Giglio l’avrebbe usata solo per il tempo libero mentre Pigna se ne sarebbe servito per fare (al meglio) l’inviato. Come quella volta che, dopo uno spericolato inseguimento, intercettò la principessa Ruspoli e la intervistò. La nobildonna era fuggita da casa col suo autista e si era resa irreperibile dopo che il marito, principe Rocco di Torrepadula, l’aveva denunciata.
           Lo scoop e l’arrivo di Enzo Biagi. Alla vigilia del processo di Verona, che fece scalpore, gli altri giornali titolarono: “Introvabile la principessa latitante”mentre Milano-sera pubblicò la foto   della principessa mentre Pigna la intervistava. L’inviato del Corriere della sera si complimentò con Pigna e aggiunse sarcastico: “peccato che al mio giornale non leggono il tuo!” Una chiosa che si rivelò inesatta. Con quella storica (per lui) “500” Pigna e Giglio andarono ad accogliere alla stazione il neo-emigrante (anche lui) Enzo Biagi che approdava a Milano, dal Resto del Carlino di Bologna, come caporedattore del neonato settimanale Epoca diretto da Alberto Mondatori.
           Le ragazze squillo. Per Pigna il giro di boa arrivò con lo scoop delle ragazze squillo. Il termine (tuttora in voga)   fu “importato” dallo scandalo delle “call girls di Minot Gelkis. Il rotocalco Le Ore se ne assicurò l’esclusiva per un milione di lire che Pigna accantonò per mettere su casa. Nel giugno 1953 sposò infatti Liliana Barella. Quei burloni dei suoi colleghi di Milano-sera titolarono la notizia nel seguente modo: occhiello: “Le disavventure di un collega; titolo: “Alfredo Pigna in… Barella”.
           Tutti licenziati. Quando Milano Sera, in crisi di quattrini, chiuse i battenti, Pigna trovò subito lavoro al quotidiano La Patria: come sostituto estivo impaginatore  Durò poco perché, due mesi dopo, Giangiacomo Feltrinelli acquistò Milano-sera e restituì il posto di lavoro ai 49 giornalisti licenziati,   fra cui Pigna. Il progetto era di italianizzare anche nei menabò di piccolo formato (poi realizzato da La repubblica) la formula del Daily Mirror. L’idea era geniale, ma non arrivò mai in porto.
            …e Feltrinelli rinunciò . Il fatto è che Feltrinelli, personaggio ribelle e enigmatico (anni dopo  morì dilaniato da una bomba da lui stesso collocata sotto un traliccio dell’alta tensione a Segrate) si dimostrò allergico alle pressioni del precedente editore di Milano Sera (il medesimo dell’Unità)e dei colleghi della Confindustria (di cui era membro) i quali pretendevano, ciascuno per la sua parte, “garanzie politiche”, riguardo alla linea editoriale del giornale, a dir poco inconciliabili fra loro. Di conseguenza Feltrinelli (“Giangi, per gli amici) si stufò, mandò tutti a quel paese e, alla vigilia del Natale 1953, consegnò lettera di licenziamento e relativa liquidazione a ciascuno dei 49 giornalisti che aveva assunto tre mesi prima. Pigna compreso; che approdò subito dopo al Corriere della sera (vedi).