La Domenica del Corriere. Quandoun fattorino gli comunicò che Buzzati voleva parlargli,    Pigna cascò dalle nuvole. Era convinto che Buzzati ignorasse la sua esistenza. Per lui, anonima recluta, Dino Buzzati era uno degli irraggiungibili “big”che a volte vedeva sfilare nei  corridoi del Corriere della sera: personaggi come Luigi Barzini jr., Montanelli, Eugenio Montale, Max David, Egisto Corradi, Vergani etc. Della Domenica del Corriere Pigna sapeva poco: 1) che Eligio Possenti ne era il direttore “honoris causa” (si occupava infatti solo della critica teatrale); 2) che se uno voleva sfottere un altro collega, gli diceva: “zitto tu che puoi scrivere solo sulla Domenica del Corriere”.
          Il primo articolo per Buzzati. Pigna seppe che Buzzati aveva avuto l’incarico dalla mitica “proprietà”di rilanciare il vecchio settimanale solo il giorno in cui Buzzati gli chiese di “scrivere un articolo anche per noi”, e che con quel “noi” intendeva la  Domenica del Corriere. Pigna farfugliò un “sì, grazie!”, e si precipitò in redazione. Nel terrore di deludere Buzzati, trascorse tutta la notte per scrivere e riscrivere quel primo articolo. Altri ne seguirono ed ogni volta Pigna si sentiva sotto esame e temeva d’essere bocciato. Finché un giorno, al rientro da Sanremo (dove Afeltra lo aveva inviato per il Festival)  Buzzati gli chiese di scrivere un “pezzo” su una certa cantante. Nel rispondere che il collega Buonassisi ne sapeva più di lui - visto che per quella cantante aveva scritto i testi di una canzone - Pigna fu preso dal dubbio d’essersi giocato la fiducia di Buzzati. Accadde il contrario perché da quel giorno fu ammesso a partecipare anche alle riunioni in cui era lecito… “svanverare”.  
           Le utili “svanverate”. Per “svanverare” Buzzati intendeva le divagazioni e i rimbalzi di idee fra due o più interlocutori sul come impostare il nuovo numero del settimanale. Era lecito dire qualsiasi cosa venisse in mente. Molto spesso, fra una sciocchezza e una “svanvera”, affiorava una larva di idea che poi veniva messa a punto e realizzata: sia per le copertine del grande  Walter Molino, sia per i vari “servizi”. Il fatto è che Buzzati, per “rilanciare” il vecchio settimanale poteva contare soltanto su 2 (due) redattori, Gibelli e Libenzi, un grafico, Ariano e la recluta Pigna. I collaboratori esterni del settimanale, che il suo predecessore Zanicotti gli aveva lasciato in eredità, erano quasi tutti insegnanti delle elementari o del ginnasio. Nessun giornalista del Corriere della sera figurava fra i prescelti perché Zanicotti era  convinto che soltanto i maestri di scuola fossero in grado di scrivere articoli comprensibili anche per i lettori della Domenica del Corriere, per lo più semianalfabeti.
           L’offerta a Montanelli . Buzzati era invece dell’idea che solo i veri giornalisti fossero in grado di farsi capire da tutti:  “dal garzone di bottega, allo scienziato”e che se un solo lettore non capiva, la colpa non era del lettore ma del giornalista che non era riuscito a spiegarsi. Ne derivò la “svanverata”di sostituire i maestri delle elementari (di Zanicotti), con i maestri di giornalismo che circolavano per via Solferino, a cominciare dai migliori. Indro Montanelli fu il primo al quale Buzzati fece una offerta che il suo anticonformista amico non avrebbe potuto rifiutare: Gli “offrì” infatti una intera pagina, “tutta sua”, nella quale Montanelli avrebbe potuto scrivere, ogni settimana,  tutto ciò che gli frullasse nella mente, su qualsiasi argomento, per quanto scabroso fosse: poteva cioè scrivere articoli che il tradizionalmente “prudente” Corriere della sera non gli avrebbe mai pubblicato.

           …e Montanelli accettò. Montanelli ne fu ingolosito, accettò e “La stanza di Montanelli”  diventò una delle rubriche più lette d’Italia. Il giovane Pigna tenne (col batticuore) i contatti con Montanelli che si rivelò il più puntuale dei collaboratori. In seguito Montanelli accettò di scrivere a puntate la Storia dei romani e poi la Storia dei greci (e diventò il più venduto scrittore italiano). Dopo Montanelli altri big, restii a scrivere sulla Domenica del Corriere (per non “sputtanarsi”) offrirono le loro “firme”. Furono scelti solo i più bravi; e da “settimanale dei semianalfabeti”la Domenica del Corriere diventò il “giornale delle grandi firme”. (vedi: il rito delle svanvere )