Lo sportivo. Ogni anno la famiglia Pigna si trasferiva, durante l’estate, a “Villa Anna”che papà Corrado aveva costruito sul mare, fra Bagnoli e Pozzuoli. Il posto si chiamava La Pietra per via di un grande scoglio che, protendendosi verso il largo, formava una minuscola baia (riparata dal maestrale) dove Alfredo imparò a nuotare quasi prima che a camminare. Era una sorta di piscina naturale dove i ragazzini sguazzavano, dalla mattina alla sera, in una serie ininterrotta di gare: fra chi si tuffava dallo scoglio più alto, oppure fra chi  era più veloce (o resistente) nel nuoto oppure giocando a pallanuoto o ad interminabili partite di calcio (se il mare era agitato). Per quei ragazzini non esistevano altri giochi. Ma presto scoppiò la guerra e arrivarono gli anni durante i quali l’unico sport concesso a Pigna fu la “marcia” che praticò, con continuità, su per gli impervi sentieri dei monti sanniti, con 40 chili di farina sulle spalle, allo scopo di sfamare la famiglia “sfollata” a Cerreto Sannita. (vedi: la madre).  
           Uno sfogo naturale. Durantegli anni dell’infanzia e della prima giovinezza lo sport rimase, per Alfredo, una aspirazione per lo più inappagata. Al collegio di Monte Cassino (dove frequentò i 5 anni del ginnasio) le ore di “educazione fisica” erano solo 2 alla settimana. Niente calzoncini, tute o scarpe da ginnastica, ma un pullover di lana grezza da indossare al posto della giacca. Ecco perché quando tornava a “Villa Anna” per le vacanze estive, Alfredo era mezzo anchilosato e si sfogava praticando lo sport, a modo suo, dalla mattina alla sera. Per lui, come per tanti ragazzi della sua età, lo sport era una esigenza esistenziale. Sta di fatto che quando Pigna lasciò il costoso collegio di Monte Cassino e passò la visita per essere ammesso (gratis, come orfano di guerra) al Collegio Navale di Brindisi l’ufficiale medico esitò molto prima di concedergli il “visto”. In effetti Pigna era un gracile ragazzino di 15 anni alto solo un metro e 55 centimetri. Dopo un anno di Collegio Navale il fisico di Pigna “esplose” sia irrobustendosi, sia “crescendo” fino a un metro e 79 centimetri di altezza. Sarà un caso, ma al Collegio Navale, le ore di educazione fisica non erano 2 (due) alla “settimana”, ma 3 (tre) al “giorno”. 
          Gli sport giovanili. Al Collegio Navale Pigna assaporò il gusto dello sport agonistico durante i campeggi estivi (canottaggio e atletica) ma, soprattutto, a bordo del Libeccio (il veliero nave-scuola) durante le crociere lungo le coste dell’Istria che lo appassionarono alla vela in maniera indelebile (vedi: un “veliero come casa”). Dopo la guerra Pigna gareggiò come nuotatore e pallanuotista (al Circolo dei “Canottieri Napoli”) ma ragioni economiche e studi universitari gli impedirono di dare continuità agli impegni agonistici sia come tuffatore (nel CUS Napoli), sia come pallanuotista nella squadra della SME (Società Meridionale Elettrica) capitanata dal leggendario Gegè Maisto.  Nel 1949 Pigna partecipò ai Campionati universitari di Merano impegnandosi nel “triatlhon” (nuoto, corsa campestre e scherma) e gareggiando nei tuffi (10 e 3 metri) insieme con un altro tuffatore napoletano Raffaele La Capria che vinse il titolo dalla piattaforma dei 10 metri. L’incontro con lo scrittore La Capria, futuro vincitore del Premio Strega, fu decisivo per il suo futuro perché fu proprio La Capria a convincerlo, tra un tuffo e l’altro, a scrivere il suo primo libro “Baid” (vedi alla voce “lo scrittore”).
         Lo sport aziendale. Di solito quando un uomo inizia a lavorare e mette su famiglia lascia da parte la passione per lo sport agonistico (semmai l’ha avuta) e tira i remi in barca. Per Pigna avvenne il contrario. Difatti, una volta risolto il problema del pane e del companatico, Pigna dette libero sfogo alla vocazione di sportivo agonista rimasta inappagata in gioventù. Assunto al “Corriere della sera” Pigna seppe che gli amministratori avevano “abolito” la squadra di calcio sia perché i giocatori più bravi venivano “gratificati” con turni di riposo e “rimborsi spese” eccessivi sia, soprattutto, perchè alcuni di essi erano stati assunti in azienda in quanto bravi come calciatori per rivelarsi, poi, pigri o inadeguati come tipografi (o impiegati). Pigna non si dette per vinto e, infischiandosene dei "divieti", rimise in piedi la “sezione calcio” ingaggiando gli atleti fra i tipografi, gli impiegati, i tecnici di ogni settore e i giornalisti i quali si impegnarono a dedicare le ore per allenarsi sottraendole al loro tempo libero, mai a quelle del lavoro in azienda. Alcuni nomi di quel primo nucleo di volenterosi entrarono nella memoria storica di via Solferino fra cui Bartolo Pieggi fondamentale collaboratore di Buzzati e Pigna alla Domenica del Corriere, nonché centravanti di sfondamento accanto alla delocissima ala sinistra Riccardii, ottimo realizzatore. Altri nomi: Agnelli, Alberti, Gay (che, anni dopo, sarebbe diventato un big della moda milanese e internazionale) e ancora Quaranta, Tartaglia Santagostino, Pedone e Vanzini. Molte mogli e fidanzate protestarono perchè pioggia o neve nessuno della squadra mancava agli allenamenti che si protraevano fino a notte inoltrata sotto la guidfa del preparatore atletico Mario Sgorba, ex nazionale di pallacanestro, ma in compenso, quaklche anno dopo,  la squadra del “Corriere della sera”, al termine del campionato dei giornali, si laureò campione d’Italia battendo, in finale, all’Arena di Milano, la squadra del quotidiano il “Giorno” di Gaetano Baldacci. Per la verità Pigna, quale presidente della squadra, fu costretto a…dimostrarsi imparziale. Il che significa che si limitò a giocare solo nelle “partitelle” di allenamento e nelle partite meno impegnative dei campionati ufficiali. Si ripagò partecipando a tutti i tornei di tennis organizzati dal Circolo Sportivo del Corriere della sera e iscrivendosi (ma con scarso successo), a vari campionati di categoria (dei giornalisti).
         La passione per lo sci. Dallo sci Pigna ottenne ben altre soddisfzioni, pur essendo  riuscito a mettere, per la prima volta, gli sci ai piedi sul ghiacciaio del Plateau Rosa a Cervinia che aveva ornai 25 anni. Non avendo il danaro per pagarsi un maestro l’autodidatta Pigna applicò il criterio secondo cui la velocità è amica dell’equilibrio. Di conseguenza “imparò” sciando veloce e fratturandosi (spesso). In coerenza con la sua teoria (ma anche per risparmiare quattrini) Pigna partecipò a tutti i campionati che i giornalisti organizzavano in campo regionale, nazionale e perfino mondiale. Cadi oggi, fratturati domani (otto fratture di cui una piuttosto grave: ai campionati mondiali di sci per giornalisti a Calgary, in Canada: vedi foto), finì che Pigna imparò a sciare sia pure da incosciente “cannibale” come lo definiva l’amico-rivale Mike Buongiorno; il quale meglio impostato stilisticamente, batteva Pigna in slalom speciale ma gli arrivava dietro nelle gare veloci, E rosicava.    
         Finalmente campione (!).  Pigna vinse parecchi campionati italiani sia pure fra i giornalisti “professionisti” (discesa libera e gigante) e fu tra ifondatori del “GIS”  (giornalisti italiani sciatori) di cui fu presidente per 11 anni. Pigna riuscì a convincere Dino Buzzati (ottimo sciatore ma allergico, per temperamento, allo sport agonistico) a partecipare ai campionati mondiali di sci per giornalisti sui Monti Tatra. In Cecoslovacchia Buzzati fu accolto con tutti gli onori ed esponenti del Governo e della cultura lo invitarono a Praga per un “pellegrinaggio” sui luoghi cari a Franz Kafka e per una serie di . conferenze che Buzzati tenne in varie Università. Allo Sci Club dei giornalisti si iscrissero (partecipando alle gare) molti noti giornalisti come Giorgio Bocca (ottimo fondista), Ciro Verratti (capo dello sport al Corriere della Sera ed ex oro olimpico nel 1936 in scherma) Jas Grawonsky, Alberto Nicolello, Luciana Castellina, Lucio Magri, Luigi Pintor, Rolly Marchi, etc. Pigna fu anche “capitano” della squadra di sci che vinse il campionato mondiale di sci (a squadre) per giornalisti proprio alla vigilia delle Olimpiadi invernali di Grenoble del 1968.
         L’idea di Enzo Tortora. Appresa la notizia dai giornali, Enzo Tortora ebbe l’idea di invitare alla “Domenica Sportiva”l’intera squadra dei giornalisti italiani. Motivò la scelta alla ironica maniera che gli era consueta. Formulò infatti, in trasmissione “l’augurio che i giornalisti, campioni mondiali sia pure di…categoria, possano essere di esempio e di stimolo ai  veri campioni dello sci impegnati ai Giochi Olimpici che  non vincono dai tempi di Zeno Colò (1952)”. Intervistato da Tortora nella sua veste di “capitano” della squadra vittoriosa, Pigna sorvolò sulle gare dei giornalisti per sottolineare le carenze del turismo invernale italiano, sugli ancora inesistenti regolamenti per la sicurezza degli sciatori e sull’indifferenza del mondo politico di fronte alle immense potenzialità dell’”oro bianco”delle nostre montagne citando il molto che si faceva all’estero (Francia, Austria etc.) in proposito. Infine Pigna accennò alle proposte dei giornalisti sciatori fra cui quella di istituire i “vigili delle nevi”.
        Intervista decisiva. L’intervista fu ascoltata dai responsabili del TG-1 e Pigna fu invitato a seguire, per il neonato TG-1 delle 13,30, le Olimpiadi della neve di Grenoble. Fu la prima esperienza di Pigna (sia pure come collaboratore esterno) sugli schermi della TV accanto a Piero Angela e ad Andrea Barbato, che si ripeté per le Olimpiadi di Città del Messico nell’ottobre dello stesso anno (1968). Dal che si deduce che Pigna deve, implicitamente, alla sua passione di sportivo praticante l’esordio sul piccolo schermo che segnò la sua carriera (e in un certo senso anche la sua vita). Così come deve alla sua passione di sportivo praticante (e all’incontro con il collega “tuffatore” Raffaele La Capria: Dudù per gli amici) il suo debutto  come scrittore: com’è riferito all’inizio di questo capitolo e alla voce: lo scrittore (“Baid”).