Nel carcere di San Vittore. Nel 1959 una giuria composta da eminenti magistrati (come il Procuratore Generale De Matteo e di celebri avvocati come Giovanni Bovio e Federico Sordillo) assegnò al Alfredo Pigna “La Grata d’oro” per “i meriti acquisiti in campo sociale” con particolare riferimento alla trasmissione “San Vittore Show”. L’episodio è collegato agli anni in cui Pigna era cronista giudiziario prima al Milano sera e poi al Corriere della sera: un’esperienza che gli consentì di toccare con mano la gravità dei problemi esistenti nel carcere milanese dovuti a leggi ed ad antiquati  regolamenti che ignoravano le più elementari esigenze dei detenuti abbandonati a se stessi, a volte per anni, senza alcuna possibilità di far conoscere all’opinione pubblica il loro grave stato di disagio.
          Dopo avere (invano) denunciato il grave problema in articoli ed inchieste, Pigna ebbe l’idea di dare la parola agli stessi detenuti in una trasmissione interna al carcere i cui contenuti fossero però diffusi dalle agenzie di stampa e dai giornali. L’idea entusiasmò il cappellano del carcere don Cesare Curioni che collaborò alla realizzazione del progetto e riuscì, tra l’altro, ad ottenere l’installazione, in ogni cella, di un piccolo altoparlante. Nacque così “San Vittore Show”, una trasmissione irradiata (a circuito chiuso) da una delle celle del carcere, che si basava sulle lettere dei detenuti ai quali era consentito di rivolgere ad influenti personaggi ogni tipo di domanda, di richiesta o di protesta.
           La trasmissione era presentata dal “cronista di turno”, e cioè da Pigna, in quale scelse quello pseudonimo sperando che in caso di sua involontaria assenza, altri avrebbero potuto sostituirlo. Il che non avvenne mai. Di conseguenza, il cronista di turno fu sempre lui. La “cella di trasmissione” era dotata di mezzi tecnici rudimentali. L’addetto al registratore (dittafono) era un biondino che la cronaca nera aveva battezzato il “Mostro della Val di Non”; e un altro assistente di Pigna era uno dei capi della famosa “Banda di via Osoppo”. Entrambi gli recapitavano le lettere che i detenuti indirizzavano alle autorità civili o giudiziarie e contenevano segnalazioni, lamentele o rivendicazioni. Per la verità i destinatari di buona parte delle richieste dei detenuti erano gli attori, i comici e i cantanti in voga in quel periodo (1955-1962) ai quali veniva chiesto di rispondere alle loro domande “partecipando di persona al San Vittore Show”.  
           Contro ogni pessimistica previsione (i regolamenti carcerari erano a quel tempo rigidissimi) il Ministero della Giustizia fu di manica larga e molti autorevoli personaggi e alcuni fra i più celebrati artisti e cantanti ebbero il “visto” e furono ospiti di Pigna al San Vittore Show;a cominciare dal sindaco di Milano, Greppi il quale promise il suo interessamento su alcuni problemi (e mantenne l’impegno) oltre a parecchi artisti e cantanti come Jonny Dorelli, fresco vincitore di San Remo con Domenico Modugno (Volare) e Tony Renis, anch’egli vincitore di Sanremo (Quando, quando) che finì sui giornali come “l’angelo dei carcerati”. Ma i più fedeli collaboratori di Pigna furono l’attore Gianni Cajafa e un giovanissimo Alighiero Noschese (vedi foto) che Pigna utilizzò anche per “punire”, con le sue caustiche imitazioni, quei personaggi famosi (artisti, politici,etc.) i quali declinavano l’invito di partecipare al San Vittore Show. Una sorta di benevolo ricatto che fruttò insperate adesioni.

           Con l’andare degli anni il nastro registrato del San Vittore Show fu trasmesso anche in altre carceri italiane e per anni in casa Pigna, a Milano, vi fu un via vai di detenuti i quali, appena usciti dal carcere, vollero conoscere il “cronista di turno” per ringraziarlo ma anche per chiedergli un aiuto o un posto di lavoro. Pigna ne accontentò molti con l’aiuto di potenti personaggi come Gianni Agnelli, Giovanni Borghi (Ignis)  Enzo Ferrari, Ferdinando Innocenti, Enrico Mattei (ENI), Zanussi (Rex) etc, che lui aveva contattato per scrivere il suo libro Miliardari in borghese (vedi: lo scrittore). Da tutti quegli industriali Pigna non ebbe mai una lamentela (per le assunzioni fatte) il che vuol dire che nessuno degli ex detenuti aveva tradito la fiducia loro accordata.