L’esordio da cronista. Pigna lavorava ancora come stacca-biglietti alla Fiera di Milano quando andò a trovare Peppino Somma (corrispondente del Mattino di Napoli ) che era considerato il proconsole dei napoletani a Milano e aveva l’innocente vezzo di atteggiarsi a “padrino”. Nel presentarsi, Pigna gli disse che era laureato, che aveva scritto un romanzo e che voleva fare il giornalista. Don Peppino gli suggerì di provare al Milano Sera e gli consigliò di presentarsi al direttore De Vita (“un intellettuale, una brava persona”) dicendogli soltanto: “io mi chiamo Alfredo Pigna , vengo da Napoli e mi manda Peppino Somma. Punto e basta. Non dirgli che sei laureato e neppure che hai scritto un romanzo.” Così parlò don Peppino e Pigna eseguì alla lettera il suo consiglio.
            Assunto in prova. Il Palazzo dei Giornali, in piazza Cavour, ospitava l’Unità, l’Avanti!, il Corriere Lombardo, il Sole, altre testate minori e Milano Sera. Nell’ufficio del direttore Corrado De Vita c’erano Carlo Bo (responsabile della terza pagina) il capo-redattore Giuseppe Tortorella e il capo-cronista Tommaso Giglio. Quando Pigna (come convenuto con don Peppino) disse laconico: “Mi chiamo Alfredo Pigna, vengo da Napoli e mi manda Peppino Somma”, scoppiarono tutti a ridere.. “Stabilito che ti manda don Peppino - disse poi Giglio - vuoi spiegaci che lavoro hai fatto, finora?”
          “Il camionista, con regolare patente a Napoli - disse Pigna – e lo stacca-biglietti a Milano.” Giglio disse che a lui occorreva un cronista giudiziario: “Tu te la sentiresti?” Chiese scettico. “Penso di sì – ammise Pigna malvolentieri – mi sono appena laureato in legge.” L’ammissione (dovuta a forza maggiore) determinò il verdetto e a Pigna furono concessi tre mesi di prova prima di essere assunto come “praticante”. Quanto al compenso gli fu chiesto di quanto avesse bisogno, “come minimo”, per arrivare a fine mese, visto che non aveva famiglia a Milano. “30 mila lire?” azzardò Pigna. “E che ci fai con 30 mila? – rispose De Vita – facciamo 35 mila!”
         Una madre sospettosa. A fine mese Pignaincassò le 35 mila lire di Milano sera che aggiunte alle 55 mila guadagnate alla Fiera fecero un totale di 90 mila lire. Accadde così che un mese e mezzo dopo l’arrivo a Milano, Pigna rispedì a Napoli le 30 mila lire che la madre gli aveva prestato; e sua madre (inesperta negli affari ma severa come educatrice), temendo che il figlio, per aiutare la famiglia, fosse finito in un giro di malavitosi, piombò a Milano nell’ufficio del direttore di Milano-Sera. Solo quando fu tranquillizzata (dalla inconfutabile testimonianza), se ne tornò a Napoli non senza avere prima “affidato” il figlio ad una famiglia perbene che conosceva a Milano. Fu così che Pigna conobbe la (sedicenne) futura moglie Liliana che diventò da subito, ed è tuttora, il punto di forza della sua vita.  
         Scherzo da prete. Il noviziato di Pigna al Milano Sera fu gestito da Oreste Del Buono, vice-capocronista e critico cinematografico. Del Buono, scrittore di razza, era un toscano caustico, burlone e introverso con rari sprazzi di espansività. Un giorno chiese a Pigna che cosa avesse portato con sé, nella valigia dell’emigrante. “Poca roba - rispose Pigna - però mia madre ci ha messo pure lo smoking di mio padre”. Del Buono colse la palla al balzo: “E’una fortuna invece - disse strizzando l’occhio agli altri cronisti – pensa che nessuno è mai riuscito ad intervistare la soubrette Lilly Minas . Io dico che tu, col vecchio smoking, puoi fare il colpo: e sarebbe uno scoop da prima pagina!”. Pigna non sospettò la presa in giro e abboccò.
          La prima intervista. Lilly Minas era la testimone-chiave nel processo alla contessa Bellentani la quale aveva ucciso a colpi di pistola, l’industriale Sacchi (un play boy che l’aveva sedotta e… sputtanata). Il delitto era avvenuto durante una serata di gala a Villa d’Este a Como, in presenza del conte (il marito tradito) e di centinaia di vip dell’epoca i quali, per non essere coinvolti nello scandalo, si erano votati al silenzio e rifiutavano le interviste trattando i giornalisti come fossero degli appestati. Altri tempi. La Minas era amica della vedova dell’assassinato fin dai tempi in cui erano entrambe ballerine (Blue Belles). Lilly ne aveva tante da raccontare, ma aveva sempre taciuto, irriducibile.

          ..-e la burla finì in prima pagina. Lilly Minas si esibiva (aprile 1950) al night-club Astoria in coppia col ballerino Harry Feist famosissimo perché Roberto Rossellini gli aveva affidato il ruolo del sadico ufficiale nazista nel film “Roma città aperta”.  Pigna (in smoking) abbordò la coppia e tra un bicchiere e l’altro, catturò la loro simpatia. Lilly Minas vinse ogni riserbo e… chiacchierò mentre Tullio Farabola scaricava un rollino di foto sul terzetto. Il mattino dopo Pigna consegnò l’intervista giusto in tempo per la prima edizione (ore 11) di Milano Sera. Fu così che da vittima di una burla goliardica Pigna diventò il più precoce esordiente (con firma) sulla prima pagina del Milano Sera.