Emigrante. Pignaaveva 14 anni quando il padre Corrado, un quarantunenne ingegnere (imprenditore edile, richiamato sotto le armi da capitano d’artiglieria), morì in guerra a Tobruk il 16 dicembre 1940. Dal prestigioso (e costoso) collegio di Montecassino, dove aveva frequentato i 5 anni del ginnasio, passò al Collegio Navale di Brindisi dove completò (gratis, in quanto orfano di guerra) gli studi del liceo classico prima di frequentare, per un breve periodo, l’Accademia Navale trasferita (per sfuggire ai nazisti), da Livorno, nella sede del Collegio Navale di Brindisi, già in mano alle truppe alleate. Non avendo più notizie della famiglia, Pigna abbandonò l’Accademia Navale e tornò a Napoli.
           Scaricatore di porto e autista. Nella sua città, devastata dalle bombe, trovò la madre e le sue tre sorelle più giovani di lui, in gravi difficoltà. Alla madre Anna, vedova di guerra, era stata concessa una pensione privilegiata di 630 lire al mese (!) del tutto insufficienti per sbarcare il lunario. Finita in mano agli strozzini, la madre aveva dovuto svendere l’azienda del marito, i suoi gioielli, i quadri e perfino la bella casa di via Toledo dov’erano nati Alfredo e le sue tre sorelle più piccole. Per aiutarla, Pigna trovò un lavoro presso le truppe alleate occupanti (1944-1946) come scaricatore nel porto di Napoli e poi come autista. In  seguito fu camionista in una ditta di trasporti il che gli consentì di mandare avanti la famiglia e di pagarsi l’università fino alla laurea (1949).
           Avvocato mancato. Naufragato il tentativo di fare l’avvocato (la prima scoraggiante parcella fu di sei uova!), Pigna seguì i consigli dell’amico (vedi lo sportivo) Raffaele La Capria (futuro premio Strega), e raccontò nel suo primo romanzo Baid, le esperienze vissute nel porto di Napoli fra i facchini, i camorristi ed i militari liberatori (rivelatisi ben più ladri dei napoletani ladri). Quel suo primo libro Baid (vedi lo “scrittore”) si piazzò secondo al “Premio delle 4 Arti” e Pigna vide sfumare le 100 mila lire del primo premio su cui contava per tentare la sorte a Milano. A quel punto la madre gli dette la sua benedizione e gli prestò 30 mila lire. Pigna partì in cerca di fortuna il 9 marzo 1950.
            Indirizzi utili. Raffaele La Capria suggerì a Pigna, in partenza da Napoli, due indirizzi utili: quello della “sciùra Titta” (per trovare un alloggio economico) e quello di Peppino Somma, corrispondente del Mattino di Napoli a Milano (per trovare un lavoro). La Sciùra Titta era la padrona del bar Brera che si trovavaad un passo dal Corriere della Sera (via Solferino) e dal palazzo dei giornali (piazza Cavour). La sciùra Titta lo sistemò in una stanza ammobiliata in via Brera, nello stesso palazzo del suo bar, dirimpettaio del bar “Giamaica”. I clienti dei due locali erano giornalisti, pittori, scrittori, studenti, ballerini, dipendenti della Scala o della pinacoteca, tipografi, operai e studenti di colore. Al Giamaica si beveva il pernod importato dai clienti ex fuoriusciti dell’epoca del fascismo. I due locali avevano in comune la dote di far sentire subito a proprio agio anche gli ultimi arrivati in una Milano che era, a quei tempi, la capitale dell’accoglienza e della solidarietà.

             L’annuncio economico. La sera stessa del suo arrivo Pigna conobbe al Giamaica un  tipografo del Corriere della Sera chesi chiamava Bertoni, il quale gli suggerì di fare un annuncio sul giornale per trovare subito un lavoro. L’annuncio “autista laureato offresi”  (giornalistico, breve e poco costoso) ebbe successo e Pigna scelse l’opzione (interlocutoria) di fare lo stacca-biglietti all’ingresso della Fiera di Milano. Al Giamaica Pigna trovò parecchi amici fra cui il fratello di Gramsci (Gennaro) col quale giocava a scopone contro il tipografo Bertoni che giocava in coppia col pittore Giuseppe Migneco. Pigna conserva gelosamente un quadro che riproduce un operaio il quale brandisce una torcia fiammeggiante: Migneco lo disegnò sul retro-copertina di un calendario la sera in cui non riuscirono a trovare un quarto per lo scopone.A Milano Pigna iniziò la sua carriera come giornalista della carta stampata (per 20 anni) e a Milano la concluse, 45 anni dopo, da giornalista televisivo, telecronista di sci e corresponsabile della Domenica Sportiva (vedi alla voce il giornalista).